Un infermiere o un OSS percorre mediamente tra i 10 e i 15 chilometri a piedi per ogni turno di 8 ore. Sommando i turni nell'arco di un anno, il carico accumulato sugli arti inferiori, sulla colonna vertebrale e sui tendini è paragonabile a quello di un atleta amatoriale — con la differenza che l'atleta sceglie quando correre, mentre l'operatore sanitario non può permettersi di fermarsi.

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Le calzature professionali sono uno dei dispositivi di protezione individuale (DPI) più importanti in ambito sanitario, eppure spesso vengono scelte in base al prezzo o all'estetica, trascurando sia i requisiti di sicurezza obbligatori per legge sia le caratteristiche biomeccaniche che prevengono infortuni e patologie croniche. Questa guida aiuta a orientarsi in entrambe le direzioni.

I requisiti di sicurezza obbligatori: cosa dice la normativa

In ambito sanitario, le calzature professionali rientrano nella categoria dei DPI e sono soggette alle disposizioni del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro) e del Regolamento UE 2016/425 sui dispositivi di protezione individuale. Le due caratteristiche tecniche più rilevanti per gli operatori sanitari sono le proprietà antistatiche e la resistenza alla sterilizzazione.

Proprietà antistatiche (ESD)

In ambienti ospedalieri — in particolare nelle aree chirurgiche, nei reparti di terapia intensiva, nelle sale con apparecchiature elettromedicali e nei depositi di gas medicali — le scarpe devono limitare l'accumulo di carica elettrostatica sul corpo dell'operatore. Una scarica elettrostatica incontrollata può danneggiare apparecchiature sensibili, innescare miscele infiammabili o, in casi estremi, costituire un pericolo per il paziente.

Standard normativi per calzature antistatiche

Attenzione: le calzature antistatiche non sono le stesse delle scarpe isolanti. Le prime limitano l'accumulo di carica (resistenza media), le seconde proteggono da scosse elettriche (alta resistenza). In ambito sanitario serve la funzione antistatica, non l'isolamento totale.

Autoclavabilità e resistenza alla disinfezione

In molti reparti — sale operatorie, rianimazione, neonatologia, oncologia — le calzature vengono sottoposte a cicli di sterilizzazione in autoclave o a disinfezione con prodotti chimici aggressivi (perossido di idrogeno, cloro, alcoli). Una scarpa non progettata per resistere a queste procedure si degrada rapidamente, perdendo le proprietà strutturali e biomeccaniche per cui era stata scelta.

Caratteristica Requisito tecnico Verifica
Autoclavabilità Resistenza a 134°C per 18 minuti (ciclo standard EN 13060) ✓ Dichiarata dal produttore
Disinfezione chimica Resistenza a soluzioni alcoliche, perossidiche e clorurate alle concentrazioni d'uso ospedaliero ✓ Scheda tecnica prodotto
Materiale esterno EVA, PU o gomma termoplastica; NO tessuto o mesh non trattato ⚠ Verificare composizione
Soletta interna Rimovibile e lavabile separatamente, possibilmente antimicrobica ✓ Dichiarata dal produttore
Cuciture e incollature Resistenza al calore umido; evitare colle termoplastiche non trattate ⚠ Verificare in scheda tecnica

Molti produttori di calzature professionali sanitarie (Birkenstock Professional, Schu'Clas, Abeba, Haix, Dian) riportano esplicitamente nella scheda tecnica il numero massimo di cicli di autoclavatura consigliati (di norma 50–200 cicli) prima della sostituzione. Controllare questa informazione è fondamentale per un corretto piano di manutenzione e per garantire che la scarpa mantenga le sue proprietà di sicurezza nel tempo.

Il problema che nessuno vede: l'impatto sul sistema muscolo-scheletrico

Soddisfatti i requisiti di sicurezza, entra in gioco una variabile che ha effetti tangibili sulla qualità della vita dell'operatore: il comfort biomeccanico. Una calzatura tecnicamente conforme ma mal progettata ergonomicamente può essere la causa — o il fattore aggravante — di alcune delle patologie più comuni tra il personale sanitario.

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Lombalgia cronica

Il 60–80% degli infermieri riporta episodi di mal di schiena. Una calzatura con ammortizzazione insufficiente trasmette micro-vibrazioni alla colonna ad ogni passo.

🦶

Fascite plantare

Infiammazione della fascia plantare, spesso causata da scarpe piatte senza supporto all'arco o da suole troppo rigide.

🦿

Tendinite achillea

Il tendine d'Achille sopporta carichi fino a 6–8 volte il peso corporeo durante la camminata. Calzature con tallone troppo basso o troppo alto aumentano lo stress su questo tendine.

🦴

Metatarsalgia

Dolore alle ossa metatarsali causato da una distribuzione non uniforme del peso, spesso per suola anteriore troppo sottile o scarpe troppo strette nella zona dell'avampiede.

🔴

Varici e gonfiore

Stare in piedi molte ore rallenta il ritorno venoso. Calzature con pianta non sufficientemente larga comprimono le strutture vascolari del piede.

🧠

Affaticamento cognitivo

Il dolore cronico agli arti inferiori è correlato a una riduzione della vigilanza e della capacità di concentrazione durante il turno.

Cosa cercare davvero: le caratteristiche biomeccaniche

1. Supporto dell'arco plantare

L'arco plantare funge da ammortizzatore naturale: distribuisce il peso del corpo su tutta la superficie del piede e riduce il carico sulle articolazioni sovrastanti. Una calzatura piatta o con soletta completamente rigida non supporta questo meccanismo, costringendo i muscoli del polpaccio e i legamenti plantari a compensare ad ogni passo.

La soletta ideale presenta una zona di supporto mediale rialzata (altezza 5–10 mm per un arco normale), che si adatta alla forma del piede senza costringerlo. Per i piedi piatti o cavi è consigliabile l'uso di solette ortopediche personalizzate da podofisioterapista all'interno di una scarpa con plantare rimovibile.

2. Altezza del tacco e drop

Il drop è la differenza di altezza tra il tallone e l'avampiede. Per gli operatori sanitari che trascorrono molte ore in piedi:

Gli zoccoli professionali tipo clogs (Crocs, Birkenstock, Schu'Clas) molto diffusi in corsia offrono buon ammortizzamento e sono autoclavabili, ma il drop è spesso molto basso. Se non si è abituati alle scarpe piatte, è preferibile inserire una soletta con supporto d'arco.

3. Ammortizzazione della suola

Ogni passo su pavimento duro (tipico dei corridoi ospedalieri in marmo o linoleum) genera un'onda d'urto che, senza adeguato ammortizzamento, si propaga dall'alluce alla caviglia, al ginocchio, all'anca e alla colonna. Il materiale della suola è determinante:

4. Larghezza della scarpa e spazio per le dita

Un errore frequente è scegliere la taglia giusta in lunghezza ma sbagliare la larghezza. Dopo molte ore in piedi il piede si gonfia leggermente e si allarga: una scarpa stretta all'avampiede comprime i metatarsi, favorendo nevralgie, calli e alluci valgi. La zona delle dita deve permettere una leggera mobilità verticale delle dita senza che scivolino avanti.

5. Chiusura e stabilizzazione della caviglia

Una calzatura con tacco aperto (slip-on o sandalo senza cinturino posteriore) costringe le dita a "agganciare" la scarpa ad ogni passo — attivando muscoli che non dovrebbero lavorare in questo modo. Nel lungo periodo questo contribuisce a tensioni al tendine flessore e affaticamento prematuro. Le calzature con cinturino posteriore o con tallone chiuso garantiscono una camminata biomeccanicamente più corretta.

Nota per chi usa zoccoli in corsia: i clogs senza cinturino posteriore (es. Crocs standard) sono molto diffusi per la praticità e la facilità di disinfezione, ma non sono la scelta ottimale per turni superiori alle 4 ore continuative. Le versioni con cinturino posteriore fisso o regolabile sono preferibili.

Guida pratica alla scelta: checklist in 8 punti

1

Verifica la marcatura CE e la classe di sicurezza

Cerca EN ISO 20347 o EN ISO 20345 sulla calzatura o nella scheda tecnica. La lettera "A" nella classificazione indica proprietà antistatiche.

2

Controlla l'autoclavabilità nella scheda tecnica

Non fidarti delle dichiarazioni verbali: cerca il dato esplicito in scheda (temperatura, cicli massimi consigliati).

3

Scegli una soletta rimovibile

Permette di inserire solette ortopediche personalizzate e di lavare il plantare separatamente dalla scarpa.

4

Valuta il drop in base alle tue abitudini

Se sei abituato a scarpe con tacco, un drop troppo basso può aumentare il carico sul tendine d'Achille nei primi mesi.

5

Prova la scarpa nel pomeriggio o alla fine del turno

Il piede è mediamente 5–8% più grande la sera rispetto al mattino. Comprare le scarpe "a freddo" porta spesso a scegliere un numero troppo stretto.

6

Controlla la resistenza antisdrucciolo

I pavimenti ospedalieri bagnati (corridoi, bagni dei pazienti, sale di medicazione) rappresentano un rischio di caduta reale. Cerca la classificazione SRA o SRC per la resistenza allo scivolamento.

7

Considera il peso della scarpa

Una scarpa da 400 g significa trasportare 400 g extra per ogni singolo passo — per 15 km al giorno, si tratta di un carico significativo sull'arto inferiore.

8

Sostituisci le calzature prima che si consumino

La suola di una calzatura professionale perde fino al 40% della sua capacità di ammortizzamento dopo 500–600 ore d'uso. Non aspettare che la scarpa sia visibilmente usurata.

Prevenire le patologie più comuni: cosa fare oltre alle scarpe

Fascite plantare

La fascite plantare si manifesta con un dolore acuto al tallone o all'arco del piede, particolarmente intenso al mattino appena alzati o dopo un lungo periodo di seduta. Oltre alla scelta corretta della calzatura, è utile:

Tendinite achillea

Il principale fattore di rischio è l'aumento rapido del carico (più turni consecutivi, straordinari improvvisi) su un tendine non adeguatamente preparato. Le strategie preventive includono:

Lombalgia da stazione eretta prolungata

La colonna lombare è progettata per alternarsi tra posizioni diverse. Stare in piedi fermi — come durante procedure lunghe al letto del paziente — è paradossalmente più faticoso per la schiena rispetto al camminare. Alcune strategie:

Uno studio pubblicato su Applied Ergonomics (2019) ha mostrato che gli infermieri che usano calzature con adeguato supporto plantare e ammortizzamento riportano una riduzione del 25% della lombalgia e del 31% della fatica agli arti inferiori rispetto a chi usa calzature standard non ergonomiche, a parità di ore lavorate.

Il ruolo del datore di lavoro e del RSPP

Il D.Lgs. 81/2008 è chiaro: la fornitura di DPI adeguati — incluse le calzature di sicurezza quando richieste dalla valutazione del rischio — è un obbligo del datore di lavoro, non una scelta dell'operatore. In pratica, questo significa che:

In molte aziende sanitarie esiste un catalogo DPI approvato da cui gli operatori possono scegliere il modello di calzatura. Se il catalogo non include opzioni con adeguato supporto ergonomico, è possibile richiedere al RSPP o al medico competente una valutazione per l'inserimento di alternative più idonee.

Conclusioni

La calzatura professionale in ambito sanitario non è un accessorio: è un dispositivo di protezione individuale che incide direttamente sulla sicurezza del paziente (proprietà antistatiche, resistenza alla contaminazione), sulla sicurezza dell'operatore (antiscivolo, protezione meccanica) e sulla sua salute nel lungo periodo (prevenzione di patologie muscolo-scheletriche).

Scegliere bene significa bilanciare tre esigenze: rispettare i requisiti normativi obbligatori, garantire l'igienizzabilità della scarpa nei contesti che lo richiedono, e investire nel comfort biomeccanico come atto di prevenzione. Una calzatura di qualità costa di più, ma il costo di una fascite plantare o di una lombalgia cronica — in termini di visite specialistiche, fisioterapia, assenze dal lavoro e qualità della vita — è infinitamente più alto.

Se hai dubbi sulla tua situazione specifica, il medico competente aziendale è la prima figura a cui rivolgersi: può prescrivere una valutazione podologica personalizzata e, se necessario, raccomandare solette ortopediche su misura a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

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Pianificare bene i turni significa anche ridurre l'affaticamento cumulativo. L'algoritmo verifica automaticamente le 11 ore di riposo e i cicli notte.

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